Ti trovi in:  home | Press Office | Rassegna 2006 | 20.01.06
L unione europea (e l'indissolubilità del matrimonio)

LA PADANIA - http://www.lapadania.com/PadaniaOnLine/Articolo.aspx?pDesc=54162,1,1 - 20.01.06

La risoluzione del Parlamento europeo sull'omofobia ha aperto una crepa nella libertà degli Stati membri. Nella loro possibilità di autoregolamentarsi dal punto di vista legislativo e di poter decidere per proprio conto in quali valori morali e religiosi far crescere la propria cultura e la propria morale. È il parere dell'europarlamentare della Lega Nord Mario Borghezio, che ha definito la decisione di Strasburgo «un attacco alla famiglia».
«Visti gli obblighi internazionali ed europei in materia di diritti umani, come quelli contenuti nelle convenzioni delle Nazioni unite sui diritti dell'uomo e nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali - scrive la Ue nella risoluzione - il Parlamento europeo «invita gli Stati membri e la Commissione a intensificare la lotta contro l'omofobia anche attraverso strumenti amministrativi, giudiziari e legislativi». E aggiunge: «Chiede agli Stati membri di garantire che le dichiarazioni inneggianti all'omofobia o le istigazioni alla discriminazione siano condannate con la massima efficacia e che la libertà di manifestazione sancita da tutti i trattati sui diritti dell'uomo sia concretamente rispettata».
Strasburgo dunque vuole che ogni singola Nazione provveda per proprio conto all'applicazione di sanzioni penali in casi di eventuali discriminazioni, ma non lascia alcuna libertà ai Paesi comunitari di decidere quali siano le regole generali di comportamento. O meglio, la Ue si richiama alla legislazione di alcuni Stati che evidentemente ritiene particolarmente «avanzati», visto che rimanda a «membri dell'Unione europea» che hanno introdotto nei «rispettivi ordinamenti giuridici misure volte a tutelare i diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, a combattere le discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale e a promuovere la parità». E in un comunicato il ministro per le Riforme Roberto Calderoli definisce l'Europarlamento come «l'omoparlamento che con la scusa di approvare una risoluzione contro l'omofobia ha di fatto dato il via ai Pacs e ai matrimoni tra omosessuali e alle adozioni di bambini da parte di coppie omosessuali». Questo è un fatto gravissimo, prosegue Calderoli, «e la Lega Nord farà di tutto per impedire che questi atti contro natura possano essere recepiti dalla normativa nazionale. L'omoparlamento avrà forse il diritto di pensare ai diritti dei gay, ma noi come Lega abbiamo il diritto dovere di difendere i nostri bambini».
Sui diritti di quella minoranza di cui parla la risoluzione europea, ha aggiunto Borghezio, «avremmo anche potuto essere d'accordo. Ma i socialisti europei hanno chiesto il riconoscimento dei matrimoni. E questa parte della risoluzione la condanniamo perché manifesta la volontà di dei poteri prevalenti in Europa di colpire al cuore quello che noi riteniamo un istituto cardine della società, cioè la famiglia tradizionale». E su questo versante si è pronunciato ieri monsignor Joaquìn Llobell, ordinario di Diritto canonico presso la Santa Croce, introducendo la giornata di studio «Dignitas Connubii» organizzata dalla facoltà di Diritto canonico della Pontificia università della Santa Croce di Roma. Il prelato ha ribadito l'indissolubilità del matrimonio fondato sul rapporto uomo-donna e ha richiamato i sacerdoti a ribadire sempre con maggiore forza questo principio fondamentale.
Ma anche il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, Avvenire ha condannato la presa di posizione della Ue con un durissimo editoriale pubblicato mercoledì. L'approvazione della risoluzione sui diritti per le coppie gay è «un evento istituzionale di segno fortemente inquietante», ha scritto Gianfranco Marcelli . «La risoluzione - ha ricordato il quotidiano della Cei - era nata per condannare giustamente atteggiamenti di discriminazione, di disprezzo e di violenza contro gli omosessuali. Ma l'Assemblea di Strasburgo è andata ben oltre questo obiettivo. Ha sollecitato governi e legislatori nazionali perché equiparino i diritti delle coppie gay a quelli delle famiglie ordinarie». Ci mancherebbe, ha aggiunto Avvenire, che accanto al lardo di Colonnata e del cioccolato di puro cacao, Bruxelles, e le altre capitali comunitarie si arrogassero anche il diritto di spiegarci cos'è e come si forma una famiglia». Quello che inquieta - ha proseguito il quotidiano cattolico -, stupisce e indigna, è il «pressappochismo» con cui gli «eletti del popolo» maneggiano valori millenari con piglio da burocrati.